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L'Azione

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Da "L'Azione" di Domenica 30 maggio 2010 - pagina 13



"Tu sei sacerdote per sempre” è il canto che faranno il 30 maggio per l’ordinazione di don Marco Favret in servizio da due anni a San Vendemiano. In queste settimane di preparazione a questo bel evento, mi sono tornati in mente ricordi di un sacerdote che per molti anni ha guidato la nostra comunità parrocchiale e che in questo Anno sacerdotale non può essere dimenticato: don Eugenio Caliman. Un prete che ha vissuto intensamente il suo sacerdozio.
Sacerdote integerrimo, senza tentennamenti, senza se e senza ma. Un po’ all’antica, sobrio nel vestire; nell’arredamento della canonica il minimo indispensabile, come pure i suoi pasti erano frugali, mentre se c’era l’aiuto di qualche sacerdote si preoccupava che fossero serviti a dovere.

Parroco a San Vendemiano dal 1965 al 1988. Per 23 anni rimase tra noi lasciando un segno tangibile e concreto.

Arrivato un mattino presto parcheggiò il suo motorino di fianco al campanile, la chiesa era ancora chiusa; quando il sacrestano aprì la porta della chiesa gli andò vicino dicendogli che il Vescovo lo aveva mandato a San Vendemiano per celebrare la messa.
Il suo arrivo fu senza cerimonie e presentazioni. Come prima cosa fu sua premura far visita agli ammalati; quasi giornalmente seguiva il buon funzionamento dell’asilo coadiuvato da persone molto disponibili, specialmente per far quadrare i conti e per non essere così troppo di peso alle famiglie.

Seguiva con passione l’Azione cattolica, particolarmente i gruppi giovanili che in quel periodo erano numerosi.

Il fiore all’occhiello di don Eugenio erano i suoi chierichetti che dovevano servire all’altare a turno anche al mattino presto: dovevano essere attenti e non chiacchierare. Erano le voci bianche a lui particolarmente tanto care: manifestava una grande passione nel prepararli per il canto liturgico, curando anche le voci alterne e qualche bella voce solista. “A noi ragazzi don Eugenio ha dato tutto”, ricordano i suoi chierichetti. Sapeva essere dolce e austero al tempo stesso, usando quell’autorevolezza necessaria, ieri come oggi, a temprare il carattere dei giovani. “Alle nostre fatiche annuali riservava un premio speciale ogni estate: una vacanza con tutti i chierichetti a Carbonare, nella casa alpina di P. Antonio Dario”, ricordano ancora i suoi chierichetti. Preparava questa vacanza con tanta cura, insegnando ai ragazzi a recitare e cantare, e richiedeva a ognuno un grande impegno per il rispetto delle regole della casa. Ogni sera poi dava la “buona notte” ad ogni chierichetto.

Nel 1970 ristrutturò la chiesa con l’apertura delle cappelle e la costruzione di due confessionali.

Negli ultimi anni fu ospite nella casa di riposo per sacerdoti a Santa Lucia e i suoi parrocchiani non lo dimenticarono andando a trovarlo.

Nell’omelia funebre monsignor Ovidio Poletto lo ricordò come sacerdote tenace, essenziale, intransigente ma nello stesso tempo ricco di umanità e di cuore.

Dal suo testamento spirituale: “Pongo la mia morte nelle mani della Vergine Santa… Vi protesto, dunque, o mia dolcissima Madre di voler morire figlio obbediente della Chiesa e figlio vostro in eterno”.

Ritornò alla Casa del Padre il 4 marzo 1997. In quella data, ogni anno i suoi chierichetti animano con canti e letture una messa in suo ricordo.

Ora riposa nella tomba riservata ai parroci nel nostro cimitero.

Una parrocchiana
di San Vendemiano


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